Promozione allatta­men­to al seno Svizzera

domande più frequenti

FAQ

In questa pagina trovate le risposte alle domande più frequenti relative all’allattamento. Le informazioni fornite in questa sede non sostituiscono una consulenza specifica in caso di domande più complesse sull’allattamento e difficoltà maggiori. Qui trovate degli indirizzi utili per un sostegno supplementare.
L’allattamento ha ormai perso da molto tempo la sua proprietà di essere “la cosa più naturale del mondo”. Molte madri all’inizio sono insicure e si trovano confrontate con ostacoli grandi e piccoli. Non createvi complessi inutili pensando che tutte le altre madri allattano senza problemi e siete le uniche a non riuscire al primo colpo. Ogni allattamento è un’esperienza a sé! Molti problemi possono essere risolti grazie a un’informazione corretta e a un supporto professionale. A volte, tuttavia, nonostante le migliori intenzioni non è possibile un allattamento esclusivo. Anche se dovete integrare con del latte per neonati o smettere di allattare, siete la mamma perfetta per il vostro bambino. Grazie ad amorevoli attenzioni e al contatto fisico potete trasmettergli ciò di cui ha più bisogno: vicinanza, amore e sicurezza affettiva.
(novembre 2015)


Domande generali sull’allattamento al seno

  1. La forma del mio seno è determinante per l’allattamento?
  2. Con che frequenza devo allattare il mio bebè?
  3. Come capisco se il mio bambino assume abbastanza latte?
  4. Cosa posso fare se ho troppo latte?
  5. Cosa posso fare se non ho latte a sufficienza?
  6. Cosa posso fare se ho dolori o prurito ai capezzoli?
  7. Cosa posso fare nel caso di un ingorgo mammario / una mastite?
  8. Mio figlio rifiuta il seno – cosa posso fare?
  9. Nel periodo in cui allatto posso mangiare di tutto?
10. Quando devo dare a mio figlio degli alimenti complementari?
11. È positivo se mio figlio si addormenta al seno?
12. Cosa posso fare affinché l’allattamento notturno non sia così faticoso?
13. Per quanto tempo si deve allattare un bambino?
14. Se non volessi o non potessi (più) allattare?
15. A cosa devo prestare attenzione durante l’allattamento?
16. L’allattamento cambia l’aspetto del mio seno?


Domande sull’estrazione e la conservazione del latte materno

17. Posso continuare ad allattare quando torno al lavoro?
18. Quale pompa tiralatte è adeguata nel mio caso?
19. A cosa devo prestare attenzione quando estraggo il latte?
20. Come devo conservare / somministrare il latte materno estratto con la pompa tiralatte?


1. La forma del mio seno è determinante per l’allattamento?

Se non siete sicure di poter allattare, avete la possibilità di far esaminare il vostro seno da uno specialista (ginecologo, levatrice, consulente per l’allattamento) prima del parto per prepararvi di conseguenza – ma non lasciatevi prendere dall’insicurezza se il seno o i capezzoli hanno una forma particolare.

La forma e la grandezza del seno e dei capezzoli sono diverse in ogni donna. Molte mamme si preoccupano inutilmente perché pensano di non poter allattare a causa di seni piccoli, capezzoli piatti o ombelicati. La grandezza del seno solitamente non influisce sulla capacità di produrre latte. Determinante è la presenza di tessuto ghiandolare, luogo di produzione del latte materno durante il periodo dell’allattamento. Anche le donne con seni piccoli possono allattare se dispongono di sufficiente tessuto ghiandolare. I seni molto grandi devono essere adeguatamente sostenuti. Se i capezzoli sono grandi, il bambino potrebbe avere qualche difficoltà ad afferrarli. La forma del capezzolo non è però determinante per l’allattamento. Di estrema importanza: una posizione corretta consente al bambino di aprire bene la bocca e di non succhiare solo la punta dei capezzoli.

Nei primi giorni vi è spesso un ingrossamento del seno (montata lattea), che potrebbe rendere difficoltoso l’attaccamento del neonato al seno. È molto importante allattare frequentemente per ammorbidire il seno, affinché il bambino impari a succhiare correttamente e la produzione del latte venga stimolata in modo ottimale. Se il vostro capezzolo è difficile da afferrare a causa di una tensione eccessiva, potete innanzitutto estrarre un po’ di latte massaggiando il seno. Nel caso di un capezzolo piatto può essere d’aiuto l’uso di una pompa tiralatte qualche minuto prima di allattare.

Anche dopo un’operazione al seno è possibile allattare, a dipendenza dell’intervento chirurgico eseguito. Informatevi dal vostro chirurgo e chiedete consiglio a una consulente per l’ allattamento IBCLC.

Solo dopo aver provato ad allattare scoprirete se e in che modo potrete farlo. Alcuni bebè non hanno nessuna difficoltà a poppare fin dall’inizio – altre coppie madre-bambino hanno bisogno di tempo e di pazienza prima di trovare la giusta armonia. A volte può essere utile utilizzare un ausilio per l’allattamento (ad es. una coppetta per l’allattamento o un forma-capezzolo) seguendo le istruzioni di una specialista (consulente per l’allattamento, levatrice o infermiera consulente materna pediatrica).


2. Con che frequenza devo allattare il mio bebè?

Nei primi giorni dopo il parto il seno materno produce il colostro (primo latte), ricco di nutrimento e cellule immunitarie. Nonostante la sua quantità sia ridotta, è molto importante allattare frequentemente il bebè, per insegnargli a succhiare dal seno in maniera ottimale, garantire una buona produzione di latte ed evitare un fastidioso ingrossamento del seno. La montata lattea si verifica solitamente tra il terzo e il quinto giorno dopo il parto.

Nelle prime settimane un neonato dovrebbe essere allattato almeno 8-12 volte al giorno. Si raccomanda di allattare secondo le sue necessità e non a un ritmo fisso. Un lattante ha un modo tutto suo per farvi capire che vuole il latte: muove la bocca alla ricerca del capezzolo, gira la testa, si succhia le manine ecc. Non aspettate che il bambino strilli altrimenti avrete difficoltà a tranquillizzarlo e ad attaccarlo al seno. L’allattamento a richiesta favorisce l’aumento di peso del lattante, nonché il legame e la comunicazione tra madre e figlio.

Ogni bambino ha una propria personalità e anche un modo individuale di poppare. Vi sono lattanti che si attaccano con molta efficienza e solo per poco tempo al seno, mentre altri succhiano a lungo e voluttuosamente oppure vogliono poppare molto spesso. Nelle prime settimane molti neonati cercano frequentemente il seno e vogliono stare attaccati a lungo soprattutto la sera, il che è del tutto normale e non significa che non avete latte a sufficienza.

Allattamento non significa solo nutrimento. I bambini hanno un grande bisogno di succhiare indipendentemente dalla fame. Ciò li aiuta ad alleviare i dolori, a rilassarsi dalla stanchezza, dal malessere, dalla tristezza e dalla paura e a trovare tranquillità.

Le prime settimane e i primi mesi con un lattante per molte donne sono un periodo intenso che può causare spossatezza ed esaurimento. Cercate sostegno e rivolgetevi a uno specialista prima di oltrepassare il limite.

Anche se alcuni bambini si trovano bene con un ritmo regolare e il numero di poppate si riduce con il passare del tempo, vi sono sempre delle fasi in cui desiderano poppare/succhiare più spesso, ad esempio nelle fasi della crescita, in caso di infezioni, dolori ai denti e fasi di sviluppo emotive. L’allattamento su richiesta è raccomandabile anche per un bambino più grande.


3. Come capisco se il mio bambino assume abbastanza latte?

Durante l’allattamento non è possibile – come durante la nutrizione con il biberon – vedere quanto latte ha bevuto il vostro bambino. Ciò può provocare insicurezza in alcune madri. È possibile pesare un bebè prima e dopo l’allattamento, ma nella maggior parte dei casi questo causa solo un inutile stress. Vi sconsigliamo inoltre di estrarre il vostro latte per vedere quanto “producete”, perché certe donne riescono ad estrarre solo poco latte con una pompa tiralatte nonostante ne producano a sufficienza.

Se allattate su richiesta (cfr. domanda 2) e l’aumento di peso del vostro bambino è soddisfacente (esiste la possibilità di pesare il bebè nei consultori genitore bambino) potete star sicure che assume una quantità sufficiente di latte.

Ulteriori segni di un buon allattamento sono:

Alcune madri sentono bene il cambiamento del loro seno durante l’allattamento: prima della poppata pesante, in seguito morbido e rilassato. Non tutte percepiscono il riflesso di emissione del latte e la maggior parte di loro lo avverte meno intensamente con il passare del tempo. Talvolta all’inizio fuoriesce del latte dall’altro seno. Il fatto che la dimensione del vostro seno diminuisca nuovamente non significa che la produzione di latte sia insufficiente. È del tutto normale che la quantità di latte si stabilizzi e il vostro seno ridiventi morbido.

È importante inoltre osservare il comportamento del bebè mentre succhia: è posizionato correttamente? Succhia con vigore? Sentite chiaramente il bebé degluttire? Dopo la poppata è sazio e si stacca dal seno? Le sue mani sono rilassate? Se avete il sospetto che il vostro bambino non riceva abbastanza latte, potete aumentare la frequenza delle poppate, anche a costo di svegliarlo. Se ciò non aiuta, contattate una specialista (consulete per l’allattamento, levatrice o consulente materno-pediatrica).

Se volete seguire l’evoluzione del peso di vostro figlio nel primo anno, avete a disposizione il seguente grafico.


4. Cosa posso fare se ho troppo latte?

Nelle prime settimane succede spesso che la produzione di latte sia eccessiva. La quantità deve innanzitutto adattarsi all’esigenza del bambino. Pertanto può accadere che il vostro seno sia fastidiosamente teso e fuoriesca spesso del latte.

Se il vostro riflesso di emissione del latte è molto forte e il bambino tossisce perché gli va di traverso, potete far uscire il primo latte in un pannolino o in un contenitore e riattaccare il bebè quando il flusso di latte rallenta. Potete anche cercare di allattare il bambino in un’altra posizione in modo che il latte scorra contro la forza di gravità (madre sdraiata con la testa del bambino sopra il seno). È ragionevole continuare ad allattarlo su richiesta offrendogli comunque solo un seno e facendogli fare un ruttino di tanto in tanto.

Per evitare la fuoriuscita di latte al di fuori dei pasti, potete utilizzare delle coppette per l’allattamento (di ovatta, cotone/seta o silicone).

In alcune situazioni è utile alleggerire il seno per un breve periodo estraendo il latte. Con il tempo la quantità di latte dovrebbe stabilizzarsi in base al bisogno – se così non fosse chiedete consiglio a una specialista (consulete per l’allattamento, levatrice o consulente materno-pediatrica).


5. Cosa posso fare se non ho latte a sufficienza?

Molte mamme hanno il timore di non avere latte a sufficienza. Se l’aumento di peso del vostro bambino è adeguato ed è evidente che assume abbastanza latte (cfr. domanda 3), potete stare tranquille.

La produzione di latte funziona secondo il principio “dell’offerta in base alla domanda”: tanto maggiore è la frequenza e l’efficienza delle poppate, tanto maggiore è la produzione di latte. Non conta il tempo che il bambino passa attaccato al seno, ma la frequenza delle poppate e l’effettiva estrazione di latte. Lunghe pause intermedie influiscono negativamente sulla quantità di latte (cfr. domanda 2).

Diverse cause possono ostacolare la fuoriuscita di latte, sebbene la produzione sia sufficiente. Tensione, stress e freddo provocano una scarica di adrenalina che inibisce l’ossitocina, l’ormone dell’allattamento responsabile del riflesso di emissione del latte. Al contrario, rilassamento, tranquillità e calore favoriscono il flusso del latte.

Se la vostra produzione di latte è effettivamente insufficiente, potete procedere nel seguente modo.


6. Cosa posso fare se ho dolori o prurito ai capezzoli?

Nei primi giorni dopo il parto molte mamme sentono un po’ di dolore ai capezzoli. È normalissimo, la pelle sensibile del capezzolo deve innanzitutto abituarsi alla suzione energica di vostro figlio. In seguito allattare non dovrebbe essere doloroso. Se l’attaccamento è corretto (il bambino ha la bocca bene aperta, l’areola ed il capezzolo sono al centro della sua bocca, le sue labbra sono rivolte verso l’esterno) l’allattamento è piacevole anche per voi.

Se avete capezzoli dolenti e arrossati cambiate continuamente posizione d’allattamento ed evitate poppate prolungate. Prima di attaccare il neonato può essere utile stimolare il riflesso di emissione del latte scaldando o massaggiando il seno o eventualmente tirando con una pompa tiralatte. L’applicazione di una pomata (ad es. lanolina, disponibile in farmacia) o di cerotti speciali (ad es. Mepilex) consente di curare la ferita. Se un capezzolo è dolente / arrossato al punto da rendere insopportabile l’allattamento, in alternativa potete estrarre il latte da dare al bimbo con una pompa tiralatte finché la situazione non migliora.

I dolori spesso portano a interrompere l’allattamento. Se i disagi persistono, rivolgetevi tempestivamente a una specialista (consulente per l’allattamento, levatrice o consulente materno-pediatrica). Quest’ultimo può anche valutare se il dolore e la ferita sono causati dal modo di succhiare del bambino oppure da ragioni anatomiche (frenulo linguale troppo corto).

Nel caso di prurito, bruciore o fitte ai capezzoli la causa potrebbe essere il mughetto (fungo «Candida albicans»). In questo caso i capezzoli sono solitamente arrossati e i dolori sono percettibili anche dopo l’allattamento. Il vostro medico curante prescriverà una crema antimicotica per voi e per il bebè. Dato che il mughetto è contagioso, si trova solitamente anche in bocca e nella zona del pannolino del neonato e deve quindi essere curato. Di conseguenza l’igiene è molto importante: lavaggio frequente delle mani e dei vestiti, sterilizzazione dei ciucci e degli asciugamani, cambio frequente delle coppette per l’allattamento ecc. Le ferite ai capezzoli si rimarginano meglio con l’umidità, mentre il mughetto si diffonde facilmente nelle zone umide e scure. Per questo motivo è utile tenere il seno all’aria aperta per mantenerlo asciutto. Il prurito e le fitte al seno possono indicare la presenza di mughetto in un dotto lattifero. In questo caso non basta una crema antimicotica, ma è necessaria una terapia specifica prescritta da un medico.



7. Cosa posso fare nel caso di un ingorgo mammario / una mastite?

Un ingorgo mammario è fastidioso e doloroso e se non viene curato tempestivamente può provocare una mastite. Le cause possono essere delle pause troppo lunghe tra un pasto e l’altro, un’interruzione improvvisa dell’allattamento, una pressione sul seno dovuta ad abiti stretti, capezzoli lesi (penetrazione di batteri), stress e spossatezza.

Sintomi di un ingorgo mammario: determinati punti o l’intero seno possono essere duri, sensibili alla pressione e dolorosi.

Trattamento di un ingorgo mammario: calore, tranquillità e frequente svuotamento del seno sono fondamentali per la guarigione. Se possibile disdite tutti gli appuntamenti e allattate sovente. Attaccate il neonato al seno in modo tale che il suo mento appoggi sul punto intasato. Se il bambino non vuole poppare, potete estrarre il latte con una pompa tiralatte o massaggiando il seno. Quest’ultimo sistema è più semplice se si esegue sotto il getto di acqua calda della doccia, massaggiando accuratamente i punti intasati. Potete ripeterlo quante volte volete finché il seno si ammorbidisce. Prima di allattare è utile effettuare degli impacchi caldi. Dopo l’allattamento molte donne si procurano sollievo con degli impacchi freddi (ad es. trattamento con Quark). Fatevi consigliare da uno specialista (consulente per l’allattamento, levatrice o consulente materno-pediatrica).

Sintomi di una mastite: il vostro seno è arrossato, dolente e surriscaldato. Avete probabilmente mal di testa e sintomi influenzali come febbre, dolori alle articolazioni ecc.

Trattamento di una mastite: una mastite è una complicazione seria. Oltre agli stessi provvedimenti da adottare in caso di ingorgo mammario (tranquillità, se possibile riposo a letto, calore e svuotamento frequente del seno) vi potrebbero servire dei medicamenti che richiedono una prescrizione. Dato che serve un trattamento adeguato entro 24 ore, rivolgetevi immediatamente al vostro medico e in seguito a una consulente per l’ allattamento o levatrice.

Alcune mamme temono che allattando con maggior frequenza stimolino la produzione di latte, rischiando così un (ulteriore) ingorgo mammario o una mastite. Per prevenire questo è importante che le poppate siano regolari. Dopo un ingorgo mammario / una mastite è possibile che la quantità di latte si riduca temporaneamente e quindi è necessario stimolare nuovamente il seno.


8. Mio figlio rifiuta il seno – cosa posso fare?

Un rifiuto del seno o uno “sciopero” dell’allattamento sono esperienze molto opprimenti per la madre e il bambino, ma solitamente passano abbastanza rapidamente.

A volte la madre interpreta l’atteggiamento di rifiuto del bambino come un desiderio di interrompere l’allattamento. È tuttavia inusuale che un lattante lo interrompa autonomamente nel primo anno di vita. Alcune cause del rifiuto del seno / dello sciopero dell’allattamento sono:


Può essere molto difficile individuare il motivo del comportamento del bambino. Se dura a lungo, è consigliabile un esame del pediatra per escludere cause mediche.

È utile individuare quali siano le condizioni di allattamento migliori per il bebè: spesso quando è mezzo addormentato, nell’oscurità, in braccio, in un’altra posizione di riposo, dopo aver sollecitato il riflesso di emissione del latte o dopo la fuoriuscita del primo latte. Nel caso di un rifiuto del seno servono tempo e molta pazienza per superare il problema e ripristinare l’allattamento.

Se vostro figlio assume latte a sufficienza e cresce bene, non dovete preoccuparvi nel caso di un rifiuto del seno temporaneo. Se così non fosse oppure il bebè ha meno di otto settimane, per essere sicuri che riceva abbastanza nutrimento può essere necessario estrarre il latte con una pompa tiralatte o massaggiando il seno e darglielo con un cucchiaio o un piccolo bicchiere. È inoltre consigliabile rinunciare al ciuccio finché il bambino ricomincia a poppare senza problemi. Si consiglia di rivolgersi a una specialista (consulente per l’allattamento, levatrice o consulente materno-pediatrica).


9. Nel periodo in cui allatto posso mangiare di tutto?

Durante l’allattamento per principio potete mangiare tutto ciò che è sano e che vi piace. In questo periodo aumenta l’esigenza di sostanze nutritive, minerali e vitamine. Assicuratevi di nutrirvi in maniera varia e adeguata affinché non manchi nulla a voi e al vostro bambino. Frutta, verdura, alimenti integrali, legumi, pesce, carne, latticini, oli vegetali ad alto valore nutrizionale (ad es. olio di colza) e noci sono gli alimenti ideali che contribuiscono a coprire il maggiore fabbisogno di sostanze nutritive nel periodo dell’allattamento. Anche il fabbisogno di iodio aumenta notevolmente – utilizzate sale da cucina iodato per prevenire una sua possibile carenza.

Un’alimentazione vegetariana comprendente latte, latticini e uova non dà alcun problema, tuttavia il latte delle donne che non mangiano pesce contiene meno DHA (acido docosaesaenoico: è un acido grasso importante per lo sviluppo del cervello del neonato). Si raccomanda di assumere un integratore alimentare a base di DHA.

Un’alimentazione vegana priva di carne, pesce, uova, latte e latticini riduce il contenuto di alcune sostanze nutritive nel latte materno e può pertanto comportare una sottoalimentazione del neonato con serie conseguenze per il piccolo. Un’alimentazione vegana che non preveda l’assunzione di adeguati integratori non è consigliabile nel periodo dell’allattamento.

Il bambino ha già sperimentato i vari aromi della vostra alimentazione quando era nel grembo. Anche il latte materno assume il sapore di quello che avete mangiato e prepara il bimbo in modo ottimale ai successivi pasti in famiglia. Da questo punto di vista è importante che le mamme si nutrano in maniera sana e variata sia durante la gravidanza che nel periodo dell’allattamento.

Flatulenze e indisposizioni del lattante solo raramente hanno a che fare con l’alimentazione. Se constatate che dopo aver mangiato qualcosa di specifico vostro figlio reagisce ogni volta con flatulenze e indisposizioni, potete sospendere tale alimento per un certo periodo.

Durante l’allattamento è meglio assumere con moderazione bevande contenenti caffeina come caffè, tè nero o coca cola, al massimo 2-3 tazze al giorno.

L’alcool passa nel latte materno: per questo motivo quando si allatta sarebbe meglio evitare le bevande alcoliche. In caso di eventi particolari è tollerabile un bicchierino di vino, birra o spumante. Allattate appena prima e aspettate due ore prima del pasto successivo.

Dovreste astenervi completamente dall’assunzione di nicotina o droghe poiché è provato che danneggiano lo sviluppo infantile.


10. Quando devo dare a mio figlio degli alimenti complementari?

La raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) valida in tutto il mondo e per ogni bambino prevede l’allattamento esclusivo nei primi sei mesi di vita e in seguito, anche dopo aver introdotto l’alimentazione complementare, la possibilità di protrarlo fino all’età di due anni o più. La Società Svizzera di pediatria (SSP) formula le proprie raccomandazioni in modo volutamente aperto e flessibile. L’allattamento esclusivo fino al sesto mese di vita è un obiettivo auspicato. L’introduzione di un’alimentazione complementare personalizzata in base alle esigenze può iniziare non prima del quarto mese di vita compiuto e deve comunque avvenire all’inizio del settimo mese. Dopo sei mesi il latte materno da solo non è più sufficiente a soddisfare il fabbisogno nutrizionale del lattante.
In questo periodo la maggior parte dei bambini inizia a mostrare interesse anche per il cibo dei genitori. Il vostro piccolo vuole anche provare cose nuove e ve lo fa capire a modo suo, con i suoi occhioni, sgambettando o tendendo le braccia. Durante un pasto potete iniziare ad allattare il vostro bambino per poi offrigli qualche alimento supplementare. Introducete un nuovo alimento ogni tre-quattro giorni.
Dopo aver introdotto l’alimentazione supplementare potete continuare ad allattare fino a quando voi e il vostro bimbo lo desiderate.
Ora il bambino comincia a bere anche l’acqua, ad es. utilizzando una tazza con beccuccio e in seguito un bicchiere di plastica. L’importante è che la bevanda che gli offrite non sia dolcificata.

Se l’allattamento funziona bene, nei primi sei mesi non è necessario somministrare altri alimenti o liquidi. Ma se in questo periodo vostro figlio vuole provare alimenti solidi oppure voi desiderate dargli dei cibi complementari (ad es. quando siete assenti o avete la sensazione che il bebè ha bisogno di ulteriori alimenti) allora potete farlo. Tuttavia non prima della fine della 17ª settimana e scegliendo degli alimenti adeguati a questa fase precoce della vita e alla mucosa intestinale non ancora completamente matura.

Ogni bambino è pronto a mangiare ad un età leggermente diversa e si raccomanda di procedere come in tutte le fasi di sviluppo, dolcemente, senza pressione e individualmente. Per stabilire un comportamento nutrizionale sano, è importante introdurre senza pressione gli alimenti complementari. I genitori possono star certi che un bambino sano si farà intendere quando vuole imparare a mangiare. La condizione è che sia il momento giusto e che al bebè si proponga un’offerta sana e variata.

Alimentazione complementare significa introdurre lentamente un’alimentazione supplementare per abituare il lattante. Se desiderate continuare ad allattare, nel primo anno è meglio non sostituire le poppate con cibi solidi, ma solo aggiungerli. Così sarete sicure che la produzione di latte rimarrà inalterata. A questa età i lattanti necessitano di circa 500 ml di latte materno al giorno.
Introduzione degli alimentari per il neonato (SSP/SSN)

Se invece volete smettere di allattare gradualmente, potete pian piano sostituire le poppate con cibi complementari. Ciò durerà alcuni mesi, poiché imparare a mangiare è un processo lento. Tenete presente che i lattanti tra i sei mesi e un anno hanno bisogno di 500 ml di latte. Se smettete di allattare o state ancora allattando vostro figlio in maniera ridotta prima che compia un anno, somministrategli del latte per lattanti.



11. È positivo se mio figlio si addormenta al seno?

I lattanti si addormentano spesso al seno, quindi si tratta di un rituale affermato. Molte madri sono insicure quando il loro bambino si addormenta ancora al seno dopo i sei mesi. L’addormentarsi al seno è un comportamento naturale. Durante lo sviluppo dell’autonomia infantile esso perde d’importanza e può essere sostituito con un altro rituale.

La suzione è stancante, inoltre il contatto fisico ha un effetto tranquillizzante grazie al rilascio di endorfine (i cosiddetti ormoni della felicità) e di ossitocina (l’ormone dell’allattamento). Molti genitori riferiscono che il proprio figlio si addormenta facilmente al seno, mentre con altri metodi impiega più tempo. Sono pochi i neonati che riescono ad addormentarsi da soli nel lettino senza il contatto fisico con una persona di fiducia.

Chi si oppone a questa pratica sostiene che far addormentare un bambino al seno può trasformarsi in un’abitudine indesiderata e il bambino potrà richiedere di essere allattato ogni volta che si sveglia di notte. Se e quando un bambino si addormenta dipende da molti fattori, ad es. lo sviluppo emotivo. Anche i bambini che non vengono allattati al seno nel secondo anno di vita si svegliano più volte di notte.

Non vi è alcun motivo, per cui un bambino non dovrebbe addormentarsi al seno – se non che la mamma non lo desideri.


12. Cosa posso fare affinché l’allattamento notturno non sia così faticoso?

Venire svegliate ripetutamente durante la notte per allattare e/o tranquillizzare il vostro bambino può effettivamente essere molto faticoso. Vi sono sempre fasi in cui un lattante si sveglia molto spesso e vuole essere allattato a lungo. Tra le possibili ragioni ricordiamo ad es.: un’accelerazione della crescita, infezioni, dentizione, fasi di sviluppo, sensazioni provate durante il giorno che devono essere elaborate di notte.

Lo sviluppo del sonno infantile segue un andamento ondulatorio. Quindi non è detto che il vostro bambino dormirà meglio crescendo. Tra i 6 e i 12 mesi la maggior parte dei bambini torna a svegliarsi più spesso, indipendentemente dal fatto che vengano allattati o meno. È normale che sia così e questo fatto ha poco a che vedere con l’alimentazione, ma piuttosto con lo sviluppo emotivo e le paure ad esso legate.

Per voi e il vostro bambino può essere utile dormire uno accanto all’altro in modo tale che quando si sveglia non cominci neppure a strillare e che voi non dobbiate alzarvi. L’importante è che il luogo dove fate dormire il lattante sia il più sicuro possibile.

Recentemente una commissione della Società svizzera di pediatria e neonatologia e la nostra fondazione hanno pubblicato le seguenti raccomandazioni in merito al luogo sicuro per far dormire il lattante.

«Il luogo più sicuro dove far dormire un lattante è il suo lettino nella stanza dei genitori. Un’alternativa ragionevole possono essere ad esempio i lettini agganciabili al letto dei genitori.

Dormire assieme e quindi condividere il letto dei genitori (= bedsharing) è impegnativo per questi ultimi. Il lattante ha bisogno di spazio sufficiente per dormire, quindi il letto deve essere abbastanza grande e il materasso fermo. Si dovrebbe fare a meno di cuscini, supporti in pelliccia o simili. Se i genitori sono fumatori o hanno assunto alcolici, sedativi o droghe, sono malati o molto stanchi, condividere il letto comporta un rischio considerevolmente maggiore di SID (= sindrome della morte improvvisa del lattante) che quindi sarebbe opportuno evitare».

Paediatrica Vol. 24, Nr. 5, XII/ 2013 (Bulletin der Schweizerischen Gesellschaft für Pädiatrie)

Se vi sentite insicure su quale sia il posto giusto per far dormire il vostro bambino, parlatene con il pediatra o con una consulente materno-pediatrica.

Se non volete più allattare durante la notte, potete introdurre un rituale del sonno alternativo adeguato al bambino, che consigliamo di non lasciare solo, se reagisce strillando e con paura.

Nelle fasi più faticose e impegnative per la mancanza di sonno si dimostra una soluzione valida coricarsi presto e dormire quando dorme il bambino, anche di giorno. Il vostro partner o altre persone di riferimento possono darvi una mano accudendo di tanto in tanto il bambino per permettervi di riposare.




13. Per quanto tempo si deve allattare un bambino?

La durata dell’allattamento viene decisa in famiglia.

La raccomandazione ufficiale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è di nutrire il bambino con l’allattamento esclusivo nei primi sei mesi di vita e in seguito introdurre gradualmente i cibi complementari continuanto ad allattare fino al secondo compleanno (e oltre). La Società Svizzera di pediatria (SSP) formula le proprie raccomandazioni in modo volutamente aperto e flessibile. Raccomanda di introdurre un’alimentazione complementare personalizzata in base alle esigenze non prima del quarto mese di vita compiuto e al massimo all’inizio del settimo mese nonché di continuare ad allattare anche dopo aver introdotto alimenti complementari fino a quando madre e bambino lo desiderano.

Non siete obbligate ad allattare così a lungo, ma potete allattare per tutto il tempo necessario a voi e al vostro bambino.

Molte madri non si sentono più a loro agio quando allattano ancora il loro bambino (in pubblico) dopo i sei o al più tardi i dodici mesi e diventano insicure quando le criticano sostenendo che non vogliono lasciare il loro bambino o che il latte materno non è sufficientemente nutriente.

In realtà vi sono buone ragioni per continuare ad allattare il più a lungo possibile:

Quando non è possibile risolvere i problemi di allattamento e la pressione si ripercuote sul rapporto con vostro figlio, non dovete sentirvi in colpa se smettete di allattare. Il legame con vostro figlio può rafforzarsi anche dopo aver smesso di allattare se mantenete il contatto fisico, lo tenete in braccio e gli dedicate amorevoli attenzioni.


14. Se non volessi o non potessi (più) allattare?

È sempre possibile interrompere l’allattamento; a seconda del momento si può ricorrere a metodi diversi.

Smettere di allattare subito dopo il parto
Avete deciso di non allattare o non potete farlo per ragioni mediche: per principio avete due possibilità di interrompere il processo di produzione del latte già iniziato durante la gravidanza e il parto.

Smettere di allattare nel corso dei primi sei mesi dopo il parto
Il bebè è stato allattato per un po’ di tempo e la produzione di latte è stata stimolata. Anche in questo caso vi sono diverse possibilità per interrompere la produzione di latte.

Smettere di allattare dopo i primi sei mesi

Oltre alle possibilità descritte sopra, si può abbinare l’introduzione di cibi complementari con l’interruzione dell’allattamento. Se in questo periodo desiderate smettere di allattare gradualmente, potete sostituire pian piano le poppate con del cibo complementare. Ciò durerà alcuni mesi perché imparare a mangiare è un processo lento. Se volete accelerare questo processo potete anche dare al bambino del latte per lattanti.

Smettere di allattare dopo l’anno di vita
Se decidete di interrompere l’allattamento, iniziate eliminando una sola poppata, quella di cui vostro figlio sembra aver meno bisogno e che si può sostituire facilmente con un altro alimento o con delle distrazioni. Prima di eliminare anche la poppata successiva dovete attendere un paio di giorni.
Cercate di capire quando il bambino riesce meglio a stare senza seno (ad es. quando siete in giro) e per un certo periodo prediligete tali circostanze.

Se preferite che sia il vostro bambino a decidere quando smettere, il periodo dell’allattamento può durare diversi anni; bisogna far notare che l’allattamento di un bimbo che mangia al tavolo con la famiglia non è più paragonabile all’allattamento di un neonato. Se vi sentite bene in quanto madre, questa forma di svezzamento può essere per voi e per il vostro figlio un’esperienza gratificante.

In base all’esperienza il tè di menta e l’infuso di salvia possono essere utili per cessare l’allattamento, anche se non esistono prove scientifiche. In ogni caso è importante in questa fase bere a sufficienza, in particolare se si assumono medicamenti, per ridurre gli effetti collaterali.

Il processo di interruzione dell’allattamento può essere faticoso per voi e vostro figlio. Per questo motivo è importante prendersi il tempo a sufficienza e accompagnare il bambino con pazienza in questo periodo. In questa fase le attenzioni amorevoli e il frequente contatto fisico sono ora ancora più importanti.


15. L’allattamento cambia l’aspetto del mio seno?

Durante la gravidanza il seno cresce per l’aumento di volume del tessuto ghiandolare. In parte i tessuti connettivi e adiposi esistenti subiscono variazioni. Si raccomanda un reggiseno con un buon sostegno e senza ferretto. Dopo il parto, al più tardi con la montata lattea, il vostro seno diventa ancora più grande. Con la stabilizzazione della produzione di latte ridiventa subito più piccolo e più morbido. Molte donne non sono soddisfatte della forma e della dimensione del loro seno dopo aver smesso di allattare: in alcune il seno diventa più piccolo o afflosciato. Tuttavia nella maggior parte dei casi dopo alcuni mesi e alcuni cicli mestruali il seno torna alla sua forma originaria, poiché si accumula nuovamente del tessuto adiposo.

L’allattamento cambia l’aspetto del vostro seno solo a breve termine. I cambiamenti più duraturi sono dovuti alla gravidanza e al processo d’invecchiamento. Anche il seno delle madri che non hanno mai allattato diventa meno sodo con il passare degli anni. In seguito non è possibile riconoscere dall’aspetto di un seno se una donna ha allattato, ma solo se è stata incinta.


16. Posso continuare ad allattare quando torno al lavoro?

L’allattamento è possibile anche per le mamme che lavorano e che quindi si separano regolarmente dal proprio figlio. Continuare ad allattare è utile in particolare per le donne che tornano al lavoro immediatamente dopo il parto e che pertanto sono sottoposte a un doppio stress.

Dato che i neonati che vengono allattati si ammalano con minor frequenza e in ogni caso per una durata inferiore, dovrete assentarvi meno dal lavoro. Un bambino più sano significa anche meno notti stressanti e meno visite mediche. La prima cosa che molte mamme amano fare la sera è rilassarsi dalla lunga giornata di lavoro sedendosi tranquillamente con il loro bambino e allattandolo. In questo modo si ritrovano meglio tra di loro, possono affrontare meglio la nuova sfida e superare la separazione. Grazie agli ormoni l’allattamento aiuta anche voi a rilassarvi e ad addormentarvi meglio.

Nei primi 4-6 mesi, in vostra assenza il bambino imparerà a bere il latte materno o latte per lattanti. Nel caso ideale potete prelevare con una pompa tiralatte il vostro latte che verrà dato al bebè da una persona di fiducia. Sul posto di lavoro estraete il latte ad ogni pausa lunga o almeno con una frequenza tale da evitare una fastidiosa tensione ai seni e la diminuzione della produzione di latte. Per avere informazioni sui vostri diritti in quanto dipendenti cliccate qui. È utile chiarire per tempo le vostre intenzioni e possibilità in un colloquio con il vostro superiore e il vostro team.

Rivolgetevi a una specialista per preparare questa nuova fase (consulente materno-pediatrica, consulente per l’allattamento).

Parlate anche con la persona che assiste vostro figlio e mostratele come somministrare il latte materno. Ci sono neonati che all’inizio si rifiutano di assumere qualcosa in assenza della madre e preferiscono aspettare fino a sera quando rientra la mamma per poter poppare. La situazione può essere molto pesante per tutte le persone coinvolte. Potete organizzarvi in modo da allattare il bebè durante il lavoro – tornando a casa durante una pausa o portando vostro figlio con voi. Alcuni bambini cercano di recuperare intensamente alla sera e di notte il nutrimento e la vicinanza e quindi vogliono essere allattati molto spesso. Si raccomanda una separazione dolce, ossia una lenta abitudine alla persona e all’ambiente estrane. Il bambino deve legarsi emotivamente a una nuova persona di riferimento e imparare a superare la separazione da sua madre. Ciò richiede tempo e pazienza. Se questo processo procede bene, riuscirà anche il cambiamento di alimentazione.


17. Quale pompa tiralatte è adeguata nel mio caso?

Ci sono vari tipi di pompe tiralatte: pompe elettriche singole o doppie e pompe manuali. Alcune mamme prelevano il loro latte anche a mano.

È indifferente il modo con cui prelevate il latte materno: lo stimolo del riflesso di emissione del latte è centrale. Può essere utile provare diversi metodi per trovare quello che si addice meglio a voi. Ogni donna è diversa. Fatevi consigliare da una specialista (consulente per l’allattamento, levatrice o infermiera consulente materno pediatrica) chiedendo di mostrarvi diversi modelli di pompe tiralatte e coppe per il seno. Forse capirete che potete anche prelevare efficacemente il latte a mano.

Sono inoltre importanti altre circostanze: quanti giorni alla settimana lavorerete? Per quanto tempo rimarrete separate dal vostro bambino? Come trasporterete la pompa tiralatte e il latte prelevato? Dove potrete estrarre il latte sul posto di lavoro? Quanto tempo avrete a disposizione?

Le risposte a tutte queste domande influiscono sulla scelta della pompa tiralatte. Se lavorate diversi giorni alla settimana e siete separate da vostro figlio per tutto il giorno, conviene una pompa elettrica, per mantenere un’ottimale produzione di latte. Se lavorate solo uno giorno a settimana o solo mezza giornata basta una semplice pompa manuale.

Se dovete trasportare la pompa tiralatte è ragionevole sceglierne una leggera. Se sul posto di lavoro non avete un locale in cui potervi ritirare, forse è meglio una pompa silenziosa e non appariscente. Se avete poco tempo per estrarre il latte è sicuramente utile una pompa doppia che consente di prelevare il latte da entrambi i seni contemporaneamente.

In alcune farmacie, ospedali o servizi di noleggio potete noleggiare una pompa tiralatte. Ricordatevi che più è lungo il periodo di noleggio e maggiori saranno i costi. Informatevi pertanto dalla vostra cassa malati riguardo a un’eventuale assunzione dei costi.

Alcune mamme riescono anche senza pompa tiralatte ad esempio andando velocemente a casa nella pausa pranzo oppure all’asilo, per allattare il loro bambino oppure chiedendo alla persona che lo assiste di portarlo al posto di lavoro.

Un’altra alternativa è il prelievo a mano. È il metodo più conveniente e pratico poiché non vi serve praticamente alcun ausilio e sarete ampiamente indipendenti. Lasciatevi mostrare la tecnica dalla vostra consulente per l’allattamento, levatrice o consulente materno-pediatrica.


18. A cosa devo prestare attenzione quando estraggo il latte?


Una pompa tiralatte sostituisce la suzione del bimbo, poiché svuota il seno all’occorrenza e/o stimola la produzione di latte. Se vi separate a lungo da vostro figlio dovreste estrarre il vostro latte per evitare un doloroso ingorgo mammario e garantire il mantenimento della quantità di latte. In assenza di vostro figlio è quindi importante prelevare il latte tutte le volte che lo allattereste.

All’inizio potreste avere difficoltà a stimolare il riflesso di emissione del latte con la pompa tiralatte. È normale poiché la vostra reazione alla pompa è del tutto diversa rispetto a quella che avete con vostro figlio. Mettetevi comode, respirate tranquillamente e rilassatevi un poco. Forse un’immagine del bambino, un vestitino con il suo odore o una musica piacevole potrebbero aiutarvi a stimolare il riflesso di emissione del latte. Prima di estrarre il latte con la pompa tiralatte fate un impacco caldo sul seno o un massaggio dolce per facilitare il flusso del latte. Con il tempo acquisirete sempre maggior destrezza e riuscirete a estrarre il latte materno anche in condizioni non ideali. La quantità che prelevate con la pompa tiralatte non ha niente a che fare con la reale produzione di latte: solitamente infatti è inferiore alla quantità che il bebè potrebbe succhiare nello stesso lasso di tempo. Alcune madri non sono in grado di prelevare (molto) latte con una pompa tiralatte, sebbene ne abbiano a sufficienza. Di conseguenza utilizzare la pompa tiralatte per controllare quanto latte avete non è sensato e in molti casi crea solo insicurezza. La preoccupazione di avere troppo poco latte può bloccarne il flusso.

Se la quantità di latte dovesse effettivamente calare, è utile estrarre il latte con la pompa tiralatte con maggiore frequenza e/o attaccare vostro figlio più spesso al seno quando siete a casa. Cercate di passare più tempo possibile con vostro figlio fuori dal lavoro concedendovi un po’ di tranquillità e di relax e di nutrirvi a sufficienza e in modo sano.


19. Come devo conservare / somministrare il latte materno estratto con la pompa tiralatte?

Quando si estrae, conserva e somministra il latte materno è importante prestare attenzione all’igiene. Innanzitutto lavate sempre le mani. Tutte le parti della pompa tiralatte e del contenitore che vengono a contatto con il latte materno devono essere pulite e lavate con acqua calda e detersivo dopo ogni utilizzo. È possibile anche il lavaggio nella lavastoviglie. La sterilizzazione periodica o il lavaggio con il programma dell’igiene nella lavastoviglie è raccomandato. In caso di malattie della mamma o del bambino, parto prematuro o altri problemi come mughetto, capezzoli irritati ecc., è opportuna la sterilizzazione quotidiana.

Come contenitori si possono usare sacchetti monouso per latte materno, bottiglie di vetro richiudibili (ad es. bicchiere in vetro dello yogurt) o contenitori in plastica di polipropilene (PP). I recipienti di policarbonato (PC) non sono consigliabili a causa del bisfenolo A che contengono, nocivo alla salute.

Se non somministrate il latte estratto nel giro delle quattro ore successive, dovete metterlo in frigorifero o in una borsa frigo. Il latte materno può ancora essere somministrato dopo tre, massimo cinque giorni se conservato in frigorifero. Non mettete il latte negli scomparti della porta, ma sul fondo del frigorifero, dove è più freddo.

20. Congelazione e scongelazione del latte materno

Indicate la data sui contenitori e iniziate a consumare il latte più vecchio. Conservate il latte a una temperatura compresa tra i -18 e i -20 gradi.

Se volete congelare il latte materno, riempite delle porzioni da 60 o 120 ml, affinché non dobbiate buttarne via troppo se il bambino non lo beve tutto dopo che è stato riscaldato. Non dovreste scaldare una seconda volta il latte già riscaldato. Il latte che non può più essere utilizzato è ideale anche come prodotto per il bagno.

La miglior cosa è lasciar scongelare il latte un paio d’ore in frigorifero prima di usarlo. In seguito potete scaldare il latte liquido nel bagno caldo (non bollente). Il latte materno non dovrebbe mai essere scaldato nel forno a microonde, poiché quest’ultimo distrugge delle componenti preziose e distribuisce il calore in modo non uniforme causando possibili ustioni al bambino. Scuotete il latte prima di somministrarlo per sciogliere bene tutte le particelle di grasso.

Il latte materno scongelato può avere un leggero gusto di sapone. Se al bambino non dà fastidio, non dovete preoccuparvi.

Conservazione del latte materno estratto

A temperatura ambiente (16-29 °C): per 3-4 ore possibile, per 6-8 ore accettabile in condizioni di estrema pulizia

Nel frigorifero
(≤ 4 °C): 72 ore, 5 giorni in condizioni di estrema pulizia

Nel congelatore (< –17 °C): 6 mesi

Se nel congelatore avete ancora scorte di latte che il bambino non beve più, potete mescolarle con una pappa o aggiungerle a frutta e verdura.
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